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Renata Viganò ha scritto "L'Agnese va a morire" negli anni immediatamente seguenti la fine della II guerra mondiale e della Resistenza.
Il clima politico risentiva ancora molto del recente conflitto e di quella che si può definire una vera e propria "guerra civile" tra italiani.
Recentemente sono sorte polemiche sull'opportunità di assegnare ai ragazzi di qualche scuola media, anche questo libro tra le letture obbligatorie per l'estate. In effetti il testo, scritto con un linguaggio diretto e molto accessibile, è in realtà un testo duro, crudo e complesso probabilmente non affrontabile da un ragazzino senza l'affiancamento di un adulto competente che glielo possa adeguatamente spiegare.
Ma concludendo queste considerazioni che, data l'attualità della polemica non potevano essere taciute, non si può sottovalutare né ignorare il romanzo della Viganò: l'autrice propone una ricostruzione fedele e quasi fotografica di quella realtà storica. E tra le immagini documentarie più reali e significative ci sono certamente quelle dedicate ai lunghi viaggi e percorsi impervi che l'anziana Agnese, sentendosi il cuore sempre più grosso per la fatica e l'ansia per le missioni da compiere, affronta con la sua bicicletta.
L'Agnese pedala, l'Agnese sospinge la bicicletta, l'Agnese la prende in spalla e la trasporta sulle strade fangose o innevate. La bicicletta è uno dei suoi pensieri costanti e anche uno dei suoi ultimi.
Nessun altro mezzo, se non la bicicletta, poteva essere più adatto in quel contesto e in quegli anni alle missioni di Agnese: staffetta partigiana, collaboratrice silenziosa e fidata, complice fiera e materna al tempo stesso. Solo la bicicletta poteva accompagnarla nella sua evoluzione politica e sociale: da rude lavandaia a sostenitrice attiva di un' idea politica.
"Adesso (...) sapeva molto di più. Capiva quelle che allora chiamava cose da uomini, il partito, l'amore per il partito, e che ci si potesse anche fare ammazzare per sostenere un'idea bella, nascosta, una forza istintiva, per risolvere tutti gli oscuri perché, che cominciano nei bambini e finiscono nei vecchi quando muoiono"
cfr. http://www.interware.it/tsr/cultura/resist/Romanzi2.htm
Un libro ormai storico, una testimonianza sulla realtà di due umili protagoniste: una donna partigiana e la sua bicicletta.